martedì 13 luglio 2010

Fa che rida il prato e il bosco

"Chiaro torna il ciel ch'è fosco;
Fa che rida il prato, e il bosco,
E consola il tuo pastor"
Un maso in pietra circondato da ettari di campagna, in collina. Tutt'intorno lavande, ulivi e vigneti.
Con noi un pacco di libri, l'ipod e una macchina fotografica. Una cartina con le trattorie locali e un costumino. C'est tout.
Una settimana che dovrebbe durare una vita :)

martedì 25 maggio 2010

Inter-pensieri

Sarebbe bello vedere tante persone in piazza per difendere il nostro diritto all'informazione, la nostra Costituzione italiana, la nostra libertà di scelta.
Sarebbe bello ritrovarsi uniti per supportare e dare spazio ai singoli che mettono a rischio il proprio lavoro in nome del principio sacrosanto della libertà d'informazione (vd Mentana o Maria Luisa Busi).
Sarebbe bello far sentire le nostre voci e avere la stessa copertura stampa della triplette neroazzura.
Possibile che siamo già così lobotomizzati, come tanti epsilon neri di Huxleyana memoria?
Lavoriamo zitti, mentre la casta degli Alfa governa. Peccato che per loro non c'e' stata neanche un'operazione di eugenetica.

lunedì 26 aprile 2010

Pensieri en passant sul 25 Aprile


Momenti commoventi
- i partigiani in prima fila con i loro bastoni da passeggio e il loro orgoglio
- gli anziani ai lati con le lacrime agli occhi e il pugno chiuso
- gli applausi al loro passaggio
- i canti di quei tempi
- i colori, quel senso di solidarietà che accomuna tutti coloro che c'erano
- il sostegno a Gino Strada

Momenti molto discutibili
- i furgoni di alcuni centri sociali, fucine di urla senza frasi compiute, nessun messaggio diretto, chiaro e documentato, nessuna creatività che una volta li caratterizzava. Solo rumori, fastidio e maleducazione. Nulla di costruttivo, nulla di alternativo alle voci ufficiali.
- i gruppi che discutevano tra loro sulla rispettiva posizione all'interno del corteo
- la polizia municipale che è arrivata a chiudere la zona al traffico solo alle 14.30 creando in Porta Venezia un caos generale tra auto bloccate e manifestanti, proprio nel momento dell'organizzazione del corteo.
- i maniaci palpatori che in piazza approfittavano della ressa per strusciarsi.

martedì 6 aprile 2010

On verrà


Un po' come nel film "Tutti pazzi a Beverly Hills" dove un cartellone elettronico in autostrada dà suggerimenti al protagonista, in questi giorni mi arrivano continui messaggi (TV, pubblicità, libri, riviste, persone) incentrati sul "vivi il presente". Non saprei dire se è un periodo in cui sono particolarmente ricettiva a questo tipo di suggerimenti, o se è diventata una moda e tutti ne parlano, ma è incredibile il numero e la qualità delle coincidenze.
Mi torna in mente un anziano africano del Niger, il quale, a noi turisti preoccupati che la stagione delle piogge potesse rovinare la scaletta di viaggio, ripeteva sorridendo "On verrà". E' inutile preoccuparsi la sera prima di quello che potrebbe succedere il giorno dopo. Quando e se accadrà ci occuperemo di affrontarlo. Quella frase racchiude in sé un approccio che ho cercato di scolpire nella memoria. Non possiamo controllare tutto, non ha senso. E' da lì che ha avuto inizio il mio primo viaggio in Africa, è da lì che ho iniziato a comprendere l'approccio alla vita di molti africani, è da lì che è iniziata la mia voglia di conoscere un po' più a fondo i loro ritmi di vita. E forse è proprio da lì che sono tornata in Africa ogni volta che ho potuto e sempre da sola per avvicinarmi a poco a poco alla loro cultura, nonostante la mia provenienza e il mio colore della pelle.
Purtroppo però, quando torno, vengo risucchiata dai ritmi nostrani, dall'abitudine a pensare in anticipo a una sorta di diagrammi di flusso di situazioni (se succede A faccio B o C, se succede C ritorno ad A e così via). Tonnellate di pensieri ed energie totalmente inutili. Sarebbe bello potersi alleggerire, accantonare le difficoltà del passato e godersi il presente senza arrovellarsi più.
On verrà. C'est tout.

venerdì 12 marzo 2010

Da uno scritto di Elsa Morante

"Il capo del Governo si macchiò ripetutamente durante la sua carriera di delitti che, al cospetto di un popolo onesto, gli avrebbero meritato la condanna, la vergogna e la privazione di ogni autorità di governo.
Perché il popolo tollerò e addirittura applaudì questi crimini?
Una parte per insensibilità morale, una parte per astuzia, una parte per interesse e tornaconto personale.
La maggioranza si rendeva naturalmente conto delle sue attività criminali, ma preferiva dare il suo voto al forte piuttosto che al giusto. Purtroppo il popolo italiano, se deve scegliere tra il dovere e il tornaconto, pur conoscendo quale sarebbe il suo dovere, sceglie sempre il tornaconto.
Così un uomo mediocre, grossolano, di eloquenza volgare ma di facile effetto, è un perfetto esemplare dei suoi contemporanei. Presso un popolo onesto, sarebbe stato tutt'al più il leader di un partito di modesto seguito, un personaggio un po' ridicolo per le sue maniere, i suoi atteggiamenti, le sue manie di grandezza, offensivo per il buon senso della gente e causa del suo stile enfatico e impudico. In Italia è diventato il capo del governo. Ed è difficile trovare un più completo esempio italiano.
Ammiratore della forza, venale, corruttibile e corrotto,cattolico senza credere in Dio, presuntuoso, vanitoso, fintamente bonario, buon padre di famiglia ma con numerose amanti, si serve di coloro che disprezza, si circonda di disonesti, di bugiardi, di inetti, di profittatori; mimo abile, e tale da fare effetto su un pubblico volgare ma, come ogni mimo, senza un proprio carattere, si immagina sempre di essere il personaggio che vuole rappresentare."

Il testo, del 1945, si riferisce a Mussolini...

lunedì 1 febbraio 2010

Hammam della Rosa


Finalmente decido di approfittare del super regalo del mio miglior amico: un percorso in una SPA. Scelgo tra la alternative milanesi il famoso Hammam della Rosa, tanto decantato e amato dalle amiche.
Entusiasta all'idea di poter trascorrere un pomeriggio domenicale a farmi coccolare, passeggio godendomi il sole e il blocco al traffico.
Il percorso consta di un tepidarium, un calidarium, l'insaponata, il frigidarium e la sala relax. Il tepidarium ha una fontanella, del tè e dei biscottini, del finto fango da spalmarti addosso. C'est tout. Il bagno turco è microscopico e non puoi fare a meno di ascoltare i commenti delle altre. A stento ci si sta seduti.
Le donne che dovrebbero guidarti e coccolarti sono acide e sbrigative. Il tutto si chiude con una pausa nella sala relax che sembra la sala di un'estetista con un paio di chaise longue in vimini. I prodotti che utilizzano per lavarti sono veramente scadenti. I capelli sono decisamente più stopposi all'uscita.
Certo non posso fare confronti con il vero bagno turco che mi sono goduta a Istanbul, dove donnoni giganti ti calpestano, ti pigiano, ti strofinano fino a ribaltarti come un calzino, ma mi sono trovata meglio nell'angolo benessere di una quasiasi palestra milanese.
Dall'Hammam, infatti, non sono uscita con quella sensazione di piacevole mollezza e stordimento, le gote rosse e la pelle liscia come un bimbo. a pensarci bene, esco più rilassata dopo una seduta di ceretta dall'estetista .
Che delusione! :(

giovedì 28 gennaio 2010

Mors tua vita mea


Ingenua, continuo a scontrarmi con una realtà che non mi va giù.
Nel mondo del lavoro sono molto più importanti le pubbliche relazioni che le competenze e il fatto che tu sia concentrato a risolvere problemi e a far sì che le cose escano e funzionino.
Così, mentre sei lì a scrivere specifiche, passarle, tradurle, disegnarle e farle "assorbire" a tutti, gli altri chiacchierano, scherzano, colgono l'occasione per pararsi il culo che non si sa mai che qualche czta può sempre scappare, a maggior ragione se ne fai tante.
Non solo, ma la cosa che in questi giorni mi sta lasciando basita, è che nelle guerre politiche chi la vince è il paraculo. Non importa se non è in grado di svolgere il proprio lavoro, tanto è circondato da persone che lavorano per lui perché vogliono che il progetto si realizzi. Non importa se queste stesse persone l'hanno salvato più volte lavorando sino a sera, mentre lui è a casa o in vacanza o a crogiolarsi in un ruolo che non è il suo, alla fine è lui quello che vince. E come ci riesce? Dicendo che non è supportato proprio da quelle persone che hanno cercato in tutti i modi di guidarlo, coprirlo, appoggiarlo. Tanto quelle persone sono gerarchicamente meno importanti. Mors tua vita mea. Semper.

lunedì 4 gennaio 2010

Dolce far niente


Dopo il Natale in famiglia, tour de force di cibo e sentimenti e una settimana di lavoro, arrivano le vere, agognate vacanze.
Il 31 abbiamo preso in affitto un'auto, un'improponibile coupé Peugeot, riempito una valigia di cibo e una di DVD + libri/riviste e siamo partiti, direzione campagna padana.
Avvolti nella nebbia, nel calduccio della casa in legno e pietra, abbiamo appeso le scarpe al chiodo e ricaricato le pile a suon di vongole e gamberoni, panettone, struffoli e champagne, con immersione nel cinema d'essay da Madame Butterfly di Cronenberg, 8 e 1/2 di Fellini a Manhattan di Allen con intermezzi da nerd con The Big Bang Theory.
Satolli di pace e relax siamo tornati nella Milano dei saldi con un unico desiderio: estendere il più possibile quel rarissimo dolcefarniente.

giovedì 17 dicembre 2009

Lavoro o elemosina?

Impigrita dalla neve ho deciso di mollare lo scooter e prendere la metro.
E sorpresa! Mentre ronfavo a occhi aperti, sono entrati di corsa nel vagone cinque ragazzi di età diverse che hanno suonato allegramente una fisarmonica, tre violini e una chitarra. Strumenti scalcagnati di legno consunto, un po' scordati, un po' scoordinati, ma che allegria!
Sorridevano, si scambiavano sguardi d'intesa, cercavano di andare a tempo, magari stavano provando quel pezzo per la prima volta e hanno continuato per tante fermate senza limitarsi alla mera raccolta del denaro.
Altro che quelli che ti impongono il lavaggio del parabrezza al semaforo o l'acquisto di una rosa o l'elemosina con 4 bambini intorno ecc.
Sono stati bravi e coinvolgenti aldilà dell'esecuzione vera e propria.
Un momento bello e rigenerante.

lunedì 14 dicembre 2009

Il mese della trottola

Chissà perché si concentra sempre tutto in pochi giorni, menate, piaceri e mille commissioni burocratiche lasciando da parte i regali di natale che anche quest'anno dovrò fare all'ultimo.

Così, in una giornata lavorativa 9-21, mi trovo a dover incastrare:
- cene natalizie con amici che chiedono manicaretti napoletani manufatti che prevedono acquisto di alimenti che a Milano non si trovano + preparazione di ore (quelle notturne);
- recupero e raccolta entro il 2009 di fatture, spese, bollettini per quella sòla della p.iva, che è mille volte peggio della ritenuta d'acconto;
- procedure burocratiche infinite per saldare, disdire, chiudere servizi (A2A, telecom, tiscali, tim, tarsu ecc). Lunghe attese telefoniche con i call center, con musichette improponibili e i poveri interlocutori, che ogni volta che li sento mi si stringe il cuore se penso ai loro contratti e mi si allarga quando ascolto le idiozie che dicono anche se cercano di essere tanto, tanto gentili.
E dopo il call center arriva il martello della verifica sulla qualità del servizio, ho ricevuto anche 5 telefonate sul cellulare perché volevano che rispondessi a un questionario sul mio livello di soddisfazione, dei masochisti che insistono per farsi insultare.
- le telefonate della famiglia lontana che chiama per organizzarti i giorni del Natale dalla colazione al post cena che nelle feste a Napoli si ragiona per pasti anche se di fatto non ci sono interruzioni se non per spostarsi da una casa all'altra :-/
Così mi toverò a gennaio con le pacche nell'acqua, per di più ingrassate di 20 kg.

venerdì 20 novembre 2009

pillole di saggezza

"I creativi e i tecnici appartengono a due mondi totalmente separati, mondi che non si parleranno mai! Un creativo non potrà mai essere un tecnico e viceversa.
Se un creativo ha capacità tecniche, è un creativo mediocre"

PS I tecnici, ai quali si fa riferimento in questo caso, sono dei giornalisti che scrivono articoli per un sito web e che a stento riescono ad avviare il computer e ad aprire il client di posta elettronica.

martedì 17 novembre 2009

una giornata tipo

h. 9.00 bestemmie nel traffico, soprattutto contro gli scooteristi dell'ultima ora, quelli estivi che stanno incredibilmente tirando in lungo
h. 9.30 tentativi vani di capire chi sono e cosa devo fare, di nascondermi che è lunedì e che è già buio e umido
h. 10.00 riunione con il capo
h. 10.30 progetto A: telefonata con il fornitore per fare in modo che ti dia quello che gli stai chiedendo da due settimane
h. 11.00 progetto A: report della telefonata per allineamento interno
h. 11.30 progetto A: tentativo di stampare documenti visual a sfondo nero e litigio con la stampante che si rifiuta di sputare fuori le stampe e oltretutto protesta con un alert sonoro che diletta i colleghi di diversi piani
h. 12.00 progetto B: riunione per presentazione grafica di un altro fornitore in ritardo di mezz'ora, tempo di attenzione generale 10 minuti, il relatore è banale e soporifero e, in breve, si creano i capannelli per i quali nessuno ascolta nessuno. La riunione si trascina ovviamente sino alle 16.00
h. 16.00 progetto A: progress con il direttore del sito, approfitto del suo ritardo per prendere una brioscina cartonata del '14 dalla macchinetta
h. 18.00 progetto A: aggiornamento del fornitore sui nuovi sviluppi e risollecito consegne
h. 18.30 progetto B: gestione feedback del direttore del sito sulla presentazione delle 12.00 e consulenza sulla user interface
h. 21.00 progetto B: mail di aggiornamento per il fornitore sulla presentazione
h. 21.30 progetto B: aggiornamento telefonico per il capo sull'ultima riunione/mail
h. 22.00 attraversamento della città, con pilota automatico inserito, per le vie deserte di Milano
h. 22.30 arrivata a casa, vedo che è iniziato Flash Forward, dico: "tanto c'è la replica in seconda serata" e mi si risponde: "questa è la replica della seconda serata".
Mi sa che continuo a sbagliare qualcosa. :-/

giovedì 5 novembre 2009

Spadellamenti e spentolamenti

In questi giorni faticosi, uggiosi e freddini, quando esco dall'uff l'unica cosa che desidero è tornare a casa e cucinare. E' strano, sono cotta, devo scapicollarmi per arrivare al supermercato quell'attimo prima che chiuda, passo almeno 2/3 ore in piedi accanto ai fornelli, eppure cucinare è l'unica cosa che mi rilassa sul serio.
Scegliermi gli ingredienti, ragionare sulle combinazioni e i gusti, sperimentare e preparare piatti nuovi. Spettacolo!
Di solito tutto parte da una voglia. Voglia di crespelle? Voilà le crespelle bitto e spinaci. Voglia di fiori di zucca? Voilà quiche di fiori di zucca o fiori di zucca in pastella. Voglia di torta ai mirtilli (che ho da qualche anno, dall'uscita di My Blueberry Nights, il film più brutto del mio regista preferito :-( ? E voilà la mia torta di compleanno e così via...voglia di pesce all'acqua pazza, o maccheroni al forno con il ragù, friarielli, pizze di scarola e torta di carote, tagliatelle ai funghi e moscardini con i piselli. Tra un po' riprenderò a fare anche il pane, ma lì mi ci vogliono le farine 'bbbuone che al supermercato non esistono.
Il paradosso è che adesso ho la voglia di cucinare, ma non ho lo spazio per invitare. Se non altro ho chi amorevolmente mi fa da cavia.

lunedì 26 ottobre 2009

Blog, tempi che furono

Ormai quotidianamente mi imbatto in post di commiato, blog in coma o lasciati alla deriva del net-oceano. Scampoli di parole, pensieri, identità, lasciati lentamente all'oblio.
Perché? Cosa è cambiato?
Sarà perché i nuovi strumenti a disposizione - twitter, friendfeed, facebook o tumblr - i messaggi condensati in 140 caratteri o gli status estemporanei, disperdono tutte le nostre energie?
O perché siamo talmente abituati al mordi e fuggi che non abbiamo più voglia di leggere un testo che superi i 200 caratteri a meno che non sia un articolo serio?
Sarà perché il blog è stato una moda, ormai superata da strumenti più cool o, diciamolo, più semplici e veloci?
Sarà perché pensiamo che il gioco del blog non valga più la candela? O perché usiamo spesso un smartphone dal quale è più comodo postare testi brevi?
Non lo so.
Fatto sta che mi mancano molto i post ragionati, quelli semiseri e ironici degli amici come Gionnipeppe, i racconti tascabili, le recensioni spontanee e disinteressate dei blogger salvati nel mio reader. Si trattava sempre di post fondati su una riflessione un po' più meditata e, checché se ne dica, nessun altro strumento, per quanto cool, ne rimpiazzerà la qualità.
E così, non mi rimane che prendere atto di questa moria e cancellare ad uno ad uno i feed dei blog che furono. :'(

mercoledì 30 settembre 2009

W la convergenza! W l'Iphone!

Che l'Iphone soddisfi ogni aspettativa non c'è che dire.
Per gli infoservi poi è IL giocattolo per eccellenza e tra tutti i device è decisamente quello che ha il maggiore impatto sulla vita quotidiana. Niente a che vedere con i palm pilot o i primi (e ultimi) nokia wap per quanto rivoluzionari all'epoca.
Aldilà dei soliti pregi ribaditi più volte, ecco alcune esperienze che mi hanno fatto davvero arricreare:
- Attesa imprevista di 3 ore di orologio all'ufficio delle entrate, né un libro né un giornale, né la possibilità di uscire e acquistare qualcosa da leggere per non rischiare di perdere il turno. Con l'Iphone ho letto quotidiani, blog e feed vari, lavorato, interagito con gli amici, giocato con Paper Toss (una droga), ecc.
- Spesa di corsa al supermercato, intravedo prodotti di stagione dei quali sono golosa, non ho voglia della solita ricetta, mi connetto e ne trovo una di mia gradimento in tempo per acquistare gli altri ingredienti e verificarne la disponibilità, 5 minuti prima che i commessi mi caccino.
Questo dettaglio mi ha decisamente rivoluzionato le serate e il palato: posso cambiare ricetta ogni sera e scegliere secondo la voglia del momento, staccandomi anche dai miei soliti libri-bibbia di cucina.
- Bimba di 5 mesi da gestire in assenza della mamma, dopo aver inventato di tutto, giochi, canzoni, acrobazie, cilindri e conigli, l'unico modo per distrarla dalla fame impellente è stato Animal Sound che l'ha letteralmente incantata, soprattutto con il verso della balena.
- Borsa alla Mary Poppins alleggerita di:
1. macchina fotografica Pansonic Lumix DMC-FS62 argento
2. registratore digitale Olympus (con pile AAA non sempre facili da trovare)
3. Ipod classic 80 GB
4. varie penne memory USB
5. il portatile che mi portavo ovunque + chiavetta
tutti rimpiazzati dal nuovo oggettino Apple.
Così la schiena, il palato, l'udito e il cervello ringraziano la convergenza, un po' meno TIM che ha delle offerte vergognose associate all'Iphone.

martedì 8 settembre 2009

Senso civico e rispetto dove siete ?

Dopo un meraviglioso weekend settembrino trascorso finalmente a casa tua, il lunedì mattina esci per andare in ufficio e scopri che il tuo scooter non ha più benzina e le ultime quattro gocce sono appena scivolate sul tuo unico sandaletto fashion. Hai fatto il pieno due giorni prima e, a poco a poco, ti si concretizza uno spiacevole presagio: ti hanno rubato di nuovo la benzina, ma questa volta è successo qualcosa di più grave ed il tuo piede bagnato te lo conferma.
Dai un'occhiata al serbatoio e scopri che manca un tubicino. Ancora non ci vuoi credere, chiedi una consulenza al meccanico sotto casa e lui non solo ti conferma, ma ti aiuta a capire che quei pdm non si sono limitati a toglierlo, lo hanno spaccato insieme al rubinetto.
Così per tre euro di benzina rubati:
- non hai lo scooter per una settimana perché uno dei due pezzi ha misure specifiche da ordinare ad hoc nel magazzino di Genova
- devi pagare pezzi, manodopera e nuovo pieno
- devi fare uso dei mezzi pubblici ATM che ti triplicano i tempi di percorrenza nella città dimezzando gli impegni che puoi pianificare in una giornata
- devi pensare a cosa farai quando riavrai lo scooter dal momento che non ti puoi permettere un box. Ti apposti un'intera notte per coglierli in flagrante? Chiami la polizia? Sposti lo scooter in un'altra via? Cambi casa dal momento che nel tuo palazzo ti rubano anche i giornali ai quali sei abbonata?
Nel frattempo mi concentro su una fattura per i pdm che certamente rimarranno impuniti.

lunedì 27 luglio 2009

Flip Flop forever. From New York

In questi giorni osservavo un po' sconcertata le fanciulle per le strade di New York. Vestitini, borse, mani curate che afferrano iphone o blackberry e...flip flop ai piedi. Inizialmente trovavo che stonassero con tutto il resto, per me era un po' come uscire in pantofole, in fondo sono delle infradito di plastica. Dove sono finite le JimmyChoo o le Louboutin alle quali ci ha abituato Carry Bradshaw?
Invece ne ho presto scoperto tutte le potenzialità in questa città così varia ed eclettica.
1. sono estremamente comode ed economiche
2. con le piogge tropicali di questi giorni, ti si bagnano i piedi, è vero, ma dopo poco ti si asciugano di nuovo. Eviti così che ti si congelino i piedi nei locali con l'aria condizionata sparata a mille
3. sono universali: le metti sotto a tutto
4. puoi sfilarle in un attimo e leggere un libro o sonnecchiare a piedi nudi nel parco
5. in fondo sono...so awesome!!!

domenica 26 luglio 2009

It's totally cool! From New York

Prima sera a New York. Concerto soul-rock di Joan as Police Woman al 92Y-Tribeca. La mise della cantante - capelli rossi, smoky eyes, tuta leopardata rossa di seta, cintura d'oro in vita e stivaletti con zeppa blu elettrico - ci ha inizialmente distratte dal fascino del batterista Timo Ellis. Ho provato invano a convincere la mia amica ad avvicinarlo alla fine del concerto. Il giorno dopo però, lei mi confessa di averlo contattato tramite FB. E lui? Lui, Timo, le risponde con "It's totally cool" invitandoci al concerto della sua band The Netherlands. Incuriosite cerchiamo il sito del gruppo e scopriamo che suonano musica PUNK. Shit, tra tutti i generi che esistono al mondo!?!
Per accompagnarla mi porterò l'ipod e nasconderò gli auricolari sotto il chiodo :P

giovedì 9 luglio 2009

Piuttosto nude, ma MAI senza mascara!

Coinvolta quasi per caso da un'amica, mi ritrovo alle 4 del pomeriggio al Diana Majestic ad una presentazione di Max Factor. La location è molto suggestiva, un po' retrò, l'atmosfera ricorda il Pera Palace di Istanbul, tappa dei viaggiatori di fine '800 dell'Orient Express.
C'è grande fermento, dai businessmen con portatili e smartphone ai magnaccia extralarge circondati da bottiglie d'alcool e da giovani bionde anoressiche in shorts e sorrisi.
Nel cortile interno è tutto pronto per una "masterclass" di makeup art. E qui, mi si apre un mondo del tutto sconosciuto in cui il trucco diventa un must come indossare le scarpe.
Mentre Rajan Tolomei dipinge con tocco leggero il viso perfetto di una modella, ci vengono svelate pillole di saggezza sul make up, nuove tendenze e vocaboli misteriosi (almeno per me) come incarnato, smoky eyes, long lasting, blush ecc.
Così scopro che:
1. fondotinta, cipria e terra vanno usati tutto l'anno
2. sfumatura è la parola chiave: NO eye-liner, NO terra spalmata dappertutto, NO correttori verdi.
3. il mascara sta alla donna, come l'acqua alle piante
4. truccarsi è questione d'abitudine, bastano 3 semafori rossi per essere perfette.
Sì, ma lo specchietto dello scooter non è comodo come quello dell'auto, parto svantaggiata!

giovedì 25 giugno 2009

Flash dai colloqui: che lavoro fa papà?

"Ci parla della sua famiglia [d'origine]? Da quanti membri è composta? Che lavoro fanno i suoi genitori? E sua sorella?" Domanda ufficiale della responsabile HR al mio secondo colloquio in una società.
No, non sto cercando di entrare nell'arma dei Carabinieri e no, non ho 18 anni e non sto provando a seguire un corso di laurea a numero limitato.
Di anni ne ho 36 e lavoro da più di 12 anni (senza saudage) lontano dalla mia città d'origine e dalla mia famiglia.
Ora, quello che mi chiedo è: a cosa serve farmi una domanda simile, oltre a violare i principi della privacy?
L'esito cambierebbe a seconda della risposta? Se i miei genitori lavorassero come operai, commercianti, politici o professori universitari, ci sarebbero differenze?
Se uno dei due fosse mancato? Oltre all'imbarazzo di dover toccare temi così personali, ci sarebbero dei punti a favore o a sfavore?
Possibile che nella scelta di un professionista debba influire il mestiere dei suoi genitori? Eppure l'azienda non è indiana, non dovrebbe esserci neanche un problema di caste.