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giovedì 9 aprile 2009

I collezionisti di cartoline

C'è un'altra curiosa categoria di vecchietti: i collezionisti di promocard.
Entrano nel locale pubblico, non consumano nulla, ma si studiano, occhiali inforcati sul naso, tutte le cartoline appena arrivate. Sono preparatissimi: sanno il giorno in cui vengono riempiti i contenitori, riconoscono al volo le diverse marche e intascano intere risme di cartoncini colorati.
C'è chi dice che le porta agli amici del Circolo Filatelico, chi al nipotino, fatto sta che mi ricordano tanto i nostri vecchi tempi di collezionisti di Figurine Panini.
Mi chiedo se chi realizza le promocard sa quale sia il suo principale target: sesso maschile, età 60-70 anni, fascia media-bassa, in pensione o senza lavoro.
Do' uno sguardo alle promo che ci sono adesso: temporary store di cristalleria, shampoo, spazio design, jeans, campagna per le elezioni provinciali, mostra a palazzo reale, cinema multisala, ristorante, energy drink, una jeep, birra giapponese. A questo punto, mi piacerebbe trovarmi al Circolo Filatelico ed assistere alla distribuzione delle cartoline con relativi commenti :-)

lunedì 16 marzo 2009

5 cents

Se ascoltassi i miei consigli, sarei meno incasinata di quanto non lo sia di fatto?
I destinatari delle mie osservazioni si dicono sempre molto soddisfatti: "no, ti chiamo perché tu sei sempre così saggia e ho bisogno di un tuo parere...dici delle cose così giuste...hai ragione, perché non ci ho pensato prima?".
Mi fa piacere dare un altro punto di vista considerato plausibile.
Mi piace ascoltare i problemi piccoli e grandi delle persone, lo trovo molto arricchente. Sento che le esperienze, i vissuti altrui, possano aiutarmi a capire di più, dinamiche e aspetti umani che tante volte mi lasciano basita.
A questo punto però mi chiedo: mi ritrovo impelagata in situazioni surreali perché non mi parlo? Non mi ascolto? O semplicemente perché quel bagaglio di vissuti è grande come una pochette da sera? Non so bene quale sia la risposta, ma di sicuro ne conosco gli effetti indesiderati.
Così abbasso la saracinesca del mio banchetto e appendo fuori un cartello con "Chiuso per inventario" chissà che la primavera con i suoi pollini ed il suo sole meraviglioso non mi porti buoni consigli.

giovedì 19 febbraio 2009

Nomi, cose, città

Sto aiutando una signora sulla sessantina a digitalizzare il suo indirizzario.
Centinaia di nomi, indirizzi, numeri di telefono, distribuiti in modo appartentemente casuale su una decina di rubriche, di quelle con la copertina di stoffa, con i fiorellini, la carta spessa, un po' ingiallita dal tempo.
Tutti i dati sono scritti a matita perché "così li modifico, li aggiorno con i numeri di cellulare e gli indirizzi email, o li cancello perché non ci sono più" e lo dice con la tranquillità di chi ha accettato il corso della vita.
Il fascino di questi incontri, che si svolgono in un luminosissimo attico in Porta Romana, è dato dai mondi e dai racconti che prendono corpo da quei nomi, molti stranieri, svedesi, tedeschi, francesi, balesi, burkinabé, senegalesi, argentini. Ad ogni nome corrisponde un viaggio, un'avventura, uno scambio ed infine un lungo e consolidato rapporto di amicizia. Improvvisamente il mio foglio excel sparisce e mi si materializzano luoghi, che magari io stessa ho visitato, ma 20 o 30 anni dopo rispetto alla mia ospite. Una signora minuta, taglio corto grigio, twinset e collana di perle, che nasconde, dietro la sua educazione d'altri tempi, tutta l'energia di chi si arrabbia e continua a lottare per un mondo migliore.
"Guarda non so se segnare questo indirizzo di Bali. E' passato così tanto tempo...
Ero con il mio fidanzato americano. Abbiamo trovato i soldi e siamo partiti da New York. L'idea era di girare Bali in moto, lui ed io, e pernottare per un po' su un'isoletta. Ma sfiga ha voluto che il secondo giorno mi venisse la febbre a 40°, delirio e vomito. Andiamo dal medico e, con l'enciclopedia medica alla mano, abbiamo avuto la diagnosi: white illness, malattia da bianchi...morbillo. A 40 anni!!!"
Un mito.

domenica 15 febbraio 2009

Scambi

Sono affamata. A casa non ho nulla di commestibile. Vado in un ristorante indiano che mi dà da mangiare anche alle 22.45, anche sei non ho prenotato, anche se è la sera di San Valentino.
Ordino, mentre il mio stomaco protesta. Fortunatamente è attutito dal chiacchiericcio degli innamorati che mi circondando. Mentre aspetto che mi arrivi al più presto qualcosa da sgranocchiare, al tavolo accanto lui dopo un silenzio imbarazzato, guarda l'orologio di lei e le chiede "È d'oro?".
Lo guardo, magari sta scherzando.
No, non scherza. Lei gli risponde senza scomporsi, ispezionando il proprio orologio "No, non credo".
A quel punto li guardo meglio (il tavolo è attaccato al mio). Lui: abito scuro con etichetta "Armani collection" ben visibile sulla manica sinistra. Camicia blu, cravatta a righe rosa, grigio e azzurro. Occhiale da vista firmato e orologio cubico al polso. Lei: tubino nero, truccata, manicure, catena d'oro al collo e bracciale brillantinato sopra la manica del vestito. Si assomigliano. Credo che siano al primo o al secondo appuntamento. Si percepisce un po' di imbarazzo e la voglia di piacere l'uno all'altro. Arriva il cibo, il loro dialogo termina lì. Si concentrano sulle pietanze lasciando in sospeso altri possibili argomenti di conversazione.

sabato 6 dicembre 2008

Ciao Poldo














Poldo è andato.
Dopo un lungo "accanimento terapeutico", l'ho dovuto sostituire con uno scooter nuovo di zecca, anche un po' fighetto.
Del resto, il Ministero, la Regione e il concessionario mi hanno pagato profumatamente per mollare il mio 50ino un po' datato, euro zero e con il pistone consumato.
Il momento dello scambio dal concessionario è stato surreale.
Mi accoglie una ragazza acidissima, mi fa firmare mille carte, chiama qualcuno al telefono e gli dice "Senti, c'è da consegnare un liberty nero e ritirare un rottame".
Rottame? Scoppio in una risata nervosa. Poldo un Rottame? Rottame a soreta!, mi verrebbe da risponderle. Lei mi guarda perplessa e mi dice "Tu pensa che una volta una ragazza è scoppiata a piangere davanti a me per il suo motorino, messo ancora peggio del tuo". Aridaje. Deglutisco e trattengo le lacrime, ho un mostro insensibile davanti a me.
Lei continua "Cose dell'altro mondo, piangere per un rottame come quello!".
Firmo le ultime carte, saluto il mostro ed esco.
Mi aspetta un cingalese super sorridente. Mi stacca il targhino da Poldo e controlla che sia tutto a posto. Nel frattempo mi elenca le enormi differenze rispetto al nuovo: diversi consumi, più veloce, più pesante, più grosso...come se non li vedessi.
Mi trasmette una tale ansia da prestazione da distrarmi dal distacco da Poldo. Sono talmente concentrata sul: togli lo scooter dal cavalletto senza rimanerne schiacciata, accellera senza spalmarti sul muro di fronte, frena e individua i comandi più utili, che l'unico desiderio è allontanarmi il prima possibile senza mai voltarmi indietro.

PS Il nuovo scooter non avrà mai un nome.

mercoledì 5 novembre 2008

L'ironia, questa sconosciuta

Sono sempre molto stupita quando scopro che l'ironia non è sempre immediata e non viene compresa da tutti. A maggior ragione se, alcuni di questi tutti, dicono di conoscerti bene.
L'ironia può essere uno strumento estremamente affascinante sia per chi ne fa uso che per chi ne sa afferrare il messaggio reale. Da non confondere con il sarcasmo che a volte viene utilizzato come strumento per offendere o colpire in qualche modo.
Deriva da ειρων, eiron, termine greco utilizzato nelle primissime opere teatrali di Aristofane, per indicare un personaggio della commedia, un uomo che fa apparire sè stesso meno importante di quanto sia in realtà. Non ho ancora capito se oggi, il suo uso dipenda da una sorta di lessico familiare, dall'area geografica di origine, dalla formazione ricevuta o semplicemente da una propria forma mentis costruitasi nel tempo. Una cosa è certa, se sei poi costretto a spiegare o "tradurre" il messaggio, l'ironia perde totalmente la sua ragion d'essere e tutto il suo divertimento.
Così, dal momento che mi è venuto fuori un post da maestrina noiosa, chiudo rapidamente con le parole di Soren Kierkegaard:
"L'ironia è l'occhio sicuro che sa cogliere lo storto, l'assurdo, il vano dell'esistenza"

sabato 18 ottobre 2008

Impulso o razionalità?

Per una strana congiuntura astrale o forse per la botta che ho preso a luglio (quella c'entra sempre), mi ritrovo molto più povera e con zero tempo a disposizione.
Non solo, ma ho un inconsueto bisogno di fare shopping. Non il mio solito shopping di aggeggi elettronici o di libri, NO, shopping classico di scarpe in primis, vestitini, borse, tutte quelle cose inutili che mi piacciono tanto e che non indosso per più di un'ora.
Anche perché girando sempre come un muletto con borsa computer, borsa mia, chiavi di San Pietro e cambio per la sera, è impensabile avere un paio di tacchi da 7 cm ai piedi con cui pedalare avanti e indietro centro-periferia nord ovest.
Ho la mattina libera e le sto pensando tutte per evitare di "uscire a far danni", come mi diceva amorevolmente un mio ex, che sosteneva che avevo anche una tecnica rapida, precisa e sistematica di selezione dei capi da acquistare.
Impulso o razionalità, chi la vincerà? Io un sentore al riguardo ce l'avrei.

sabato 4 ottobre 2008

Mondi a confronto

Parli con un amico e viene fuori un'idea.
Proponi l'idea ai protagonisti e aderiscono entusiasti.
Parli con il regista e si esalta al punto da trasferire il suo entusiasmo al fotografo, al fonico e ai cameramen. Il fotografo coinvolge i proprietari carinissimi della location, un ristorantino cingalese, che ci ha ospitato con una disponibilità e una cortesia fuori dal comune.
Uno dei protagonisti conivolge un musicista che suona con la tromba alcune improvvisazioni a tema, un pomeriggio en passant tra le poltrone della prima galleria del teatro.
E questo è il risultato, grazie alla passione di tutti e all'ottimo lavoro di Giovanni e Alvise.


E' stato molto divertente mettere a confronto il mondo del cinema con quello del teatro, con una spolveratina di musica e, perché no, di buon cibo cingalese.
Fossero tutti così gli incontri di "lavoro"! :-)

lunedì 29 settembre 2008

Tati latitante


Ebbene sì, sono sparita. Ecco dove sono finita: nel guardaroba del foyer di un teatro a preparare una conferenza stampa per l'inizio della Stagione. Tralascio i presupposti e i dettagli inverosimili, tipo che molti sono convinti che il teatro sia chiuso, un teatro storico di Milano con più di 200 anni. Basta vedere la tonalità del viola delle occhiaie e del verde della faccia per intuirne gli effetti.
Adesso spero di uscire dal tunnel e riprendere in mano la mia vita, dopo aver fissato una lunga seduta in un hammam o in un qualsiasi posto dove mi coccolino a lungo.