martedì 1 luglio 2008

Prima di tutto vennero a prendere gli zingari

Dopo la reazione di Famiglia Cristiana su "l'indecente proposta razzista di prendere le impronte digitali ai bambini rom" del Ministro Maroni (Corriere, 30 giugno 2008), la risoluzione del Parlamento europeo su una strategia europea per i rom. Dopo i continui attacchi di Berlusconi ai magistrati e i passati commenti del Ministro delle Pari Oppotunità sugli omosessuali, mi viene in mente questa poesia (anche se un po' inflazionata ed erroneamente attribuita a Bertolt Brecht).

Prima di tutto vennero a prendere gli zingari
e fui contento, perché rubacchiavano.
Poi vennero a prendere gli ebrei
e stetti zitto, perché mi stavano antipatici.
Poi vennero a prendere gli omosessuali,
e fui sollevato, perché mi erano fastidiosi.
Poi vennero a prendere i comunisti,
ed io non dissi niente, perché non ero comunista.
Un giorno vennero a prendere me,
e non c’era rimasto nessuno a protestare.

Martin Niemöller

Non c'è altro da aggiungere.

lunedì 30 giugno 2008

Sex&theSea

Domenica, ore 7.30 del mattino. Partenza per le Cinque Terre con due amiche.
Il programma è raggiungere il prima possibile il mare e diventare uno dei tanti sassetti del lido ligure. La meta è scelta ad hoc: è un posto sconosciuto ai più, dove non c'è spazio fisico per parcheggiare eventuali SUV o auto quadrifamiliari monovolume. Per arrivare alla spiaggia è necessario uno scarpinetto panoramico che dissuade famigliole moleste, giovani giocatori di pallone, palline, pallette, bellocci in cerca di acchiappanze e amanti di mobilio e accessori da spiaggia come ombrelloni, sedie, lettini, canotti e oggetti gonfiabili di vario genere. Insomma solitamente si trovano solo gli amanti del sole, del mare e della natura, senza "protesi" di nessun tipo. Il cellulare naturalmente NON prende.
Così munite di acqua, frutta, rapanelli, libri, quotidiano e olio solare, diamo fondo a tutte le nostre storie, arretrate o nuove di zecca, di uomini, amici e progetti più o meno seri. Un incontro in stile Sex&theCity, ambientato in spiaggia, che ha allietato anche i vicini di asciugamano, a metà tra l'indifferente e il "voglio sapere come va a finire sta' storia", cercavano di celare dietro le parole crociate, il loro interesse fatto di sorrisi, espressioni esterrefatte o di biasimo.
Un rendez vous tutto al femminile di aggiornamento su fatti, idee, sentimenti, emozioni e sensazioni semplice, senza veli.
A parte le camminate da fachiro sui sassi neri e roventi per raggiungere il mare e il fatto che io sia stata l'unica delle tre a non abbronzarmi, come è ormai consuetudine, è stata una giornata splendida...alla faccia di tutti coloro che ci avevano pronosticato il brutto tempo e il traffico intenso.

giovedì 26 giugno 2008

Africa, crisi umanitarie e disinformazione

Di recente è stato pubblicato un nuovo rapporto The Failed States Index 2008 stilato da US magazine, Foreign Policy e Fund for Peace, che fa una classifica dei Paesi più instabili dal punto di vista della sicurezza.
L'analisi fa riferimento a 12 indicatori: sociali, economici, politici e militari in base ai quali ordina 177 Stati in base alla loro vulnerabilità, ai violenti conflitti interni e al livello di deterioramento della società civile locale.

Ebbene, 7 dei primi 10 Stati della lista, appartengono all'Africa sub-sahariana, come mai in Italia non se ne fa mai menzione?
Come mai qualche volta si dà spazio all'Iran, all'Iraq, ad Israele o all'Afghanistan, al Libano e MAI ai Paesi africani?
Dipende dal numero dei nostri soldati presenti in loco?
Dipende da quanto sia ampio il nostro coinvolgimento militare in quanto membri della NATO? Sulla base di quali principi si decide di fare informazione su alcuni Paesi e non su altri?
Nella Top Ten ci sono la Somalia (1° posto) della quale abbiamo sentito parlare quando sono stati sequestrati due volontari italiani (vd Repubblica 22 maggio 2008) , la Repubblica Democratica del Congo (6° posto) citata quando è precipitato un aereo dove sono sopravvissuti due nostri connazionali (vd Repubblica 15 aprile 2008), eppure in RDC gli aerei cadono spesso, c'è la guerra, l'estate scorsa c'e' stato un nuovo focolaio di Ebola eppure nessuno ne parla qui in Italia. In RDC le più grandi organizzazioni internazionali, dalle Nazioni Unite alla Croce Rossa Internazionale, a Medici senza Frontiere, hanno dislocato tra le forze più ingenti (dal punto di vista economico e umano) e non c'è notizia. Insisto in particolare sulla RDC perché ci ho vissuto e lavorato e ho potuto vedere con i miei occhi e mi continuo a chiedere: PERCHE' queste discriminazioni dell'informazione? La violazione dei diritti umani, la guerra, la fame, la malattia di alcuni Paesi sono meno degni di nota di altri?
Per fortuna non sono l'unica a chiedermelo, lo scorso inverno Medici Senza Frontiere aveva fatto un appello ai media italiani chiedendo di parlare meno di soubrette e più di crisi umanitarie, a quanto pare, però, non hanno avuto grande riscontro. Qui c'è il loro report sulle "crisi dimenticate dai media".

mercoledì 25 giugno 2008

Berlusconi versus Montesquieu

Invitato e accolto con applausi all'assemblea annuale di Confesercenti, Silvio Berlusconi viene fischiato quando inizia ad attaccare la magistratura politicizzata definendola "metastasi della democrazia".
Per Berlusconi la democrazia è a rischio e il Paese è "in libertà vigilata".
Beh certo, se la giustizia viene minacciata dalla politica, i processi vengono sospesi e si ricorre alla forza (anche dell'esercito) contro le minoranze, è certo che la democrazia sia a rischio.



Come Montesquieu ci insegna la divisione del potere sovrano tra più soggetti è fondamentale per prevenire abusi. La separazione dei poteri è uno dei principi fondamentali dello stato di diritto. La nostra stessa Costituzione, spesso ignorata, recita:
Art. 101.
La giustizia è amministrata in nome del popolo.
I giudici sono soggetti soltanto alla legge.
Art. 104.
La magistratura costituisce un ordine autonomo e indipendente da ogni altro potere.

E' gravissimo che un Capo di Governo attacchi il lavoro della Magistratura.
In più se Berlusconi ha la coscienza pulita perché teme di sottoporsi alla legge? A differenza dei semplici cittadini può anche contare su validi avvocati difensori? Cosa ha da temere?

martedì 24 giugno 2008

Crisi in Zimbabwe

A differenza della stampa italiana, i principali quotidiani nel mondo questa mattina avevano in prima pagina la notizia che per la prima volta il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite si è pronunciato all'unanimità sulla crisi in Zimbabwe dove, il capo dell'opposizione Morgan Tsvangirai, sebbene avesse passato il primo turno delle elezioni presidenziali dello scorso 29 marzo, ha rinunciato ad affrontare, nel seconto turno, il presidente uscente Robert Mugabe.
Per giustificare il ritiro della sua candidatura (che avrebbe dovuto implicare l'annullamento ufficiale dello scrutinio in programma per venerdì prossimo 27 giugno), Tsvangirai ha fatto riferimento all' "orgia di violenza" imputabile al partito dell'attuale capo dello Stato, la ZANU-PF (Union nationale africaine du Zimbabwe-Front patriotique) che con il proprio esercito ha minacciato, torturato, ucciso, allontanato, atterrito porta a porta gli elettori.
Questo è quanto il capo dell'MDC (Mouvement pour un changement démocratique) ha dichiarato ai microfoni della radio 1 Olandese: "Smettiamo di partecipare a quella che è una parodia del processo elettorale, violenta e illegitima...Non possiamo domandare agli elettori di rischiare la loro vita andando a votare il 27 giugno".

Il ritiro di Tsvangirai è un gesto estremo, un appello non solo alla comunità internazionale con, in primis il Consiglio di Sicurezza, ma anche e soprattutto alla Comunità dello Sviluppo dell'Africa Australe (SADC Communauté de développement de l'Afrique australe) a Paesi come il Sud Africa, lo Zambia, la Tanzania e il Botswana che dovrebbero intervenire per garantire le libere elezioni in un Paese che è ormai al tracollo economico. La moneta locale non vale più nulla (il rapporto di cambio con 1 dollaro è pari a 6 miliardi di dollari dello zimbabwe), l'inflazione è ai massimi storici, i negozi sono vuoti e la disoccupazione colpisce più o meno 4 persone su 5.

Lunedì il Consiglio di Sicurezza ha dichiarato che "la campagna di violenza e di restrizioni imposte all'opposizione hanno reso impossibile lo svolgimento di elezioni libere ed eque il 27 giugno" e ha condannato esplicitamente "il comportamento del governo che ha negato ai suoi avversari politici il diritto di svolgere una campagna politica libera". Il tono della dichiarazione è molto duro, anche se un gruppo di Paesi come la Russia, la Cina, il Vietnam, la Libia e l'Indonesia ritiene che si tratta di una crisi interna che non dovrebbe essere dibattuta all'interno del Consiglio e che ha migliori chance di essere gestita attraverso un approccio strettamente africano e regionale.
Aldilà delle motivazioni che sono alla base di questo approccio che implicherebbe l'annosa, interminabile discussione sul reale ruolo delle Nazioni Unite nelle crisi internazionali ed interne, questa potrebbe essere un'ottima occasione per il SADC e il sud Africa di intervenire e gestire un problema regionale africano senza l'intervento (o ingerenza) sempre un po' sospetto della comunità internazionale sulla quale c'è spesso giustamente molta diffidenza.
La strategia di mediazione del presidente sudafricano Thabo Mbeki, svolta sino ad ora, aveva sottovalutato la potenza e la violenza del presidente Mugabe, sarebbe ora che intervenisse realmente.
Intanto però i rappresentanti dell'attuale governo dello Zimbabwe hanno ribadito che le elezioni avranno luogo ugualmente il 27 giugno (vd Jeune Afrique). Ciò significa che il popolo dello Zimbabwe deve subire il governo illegittimo di Mugabe, al potere dal 1980.
Quello che noi, nel nostro piccolo possiamo fare è firmare una petizione qui per fare sentire la nostra voce-contro, contro la violazione dei diritti umani, i sopprusi, la corruzione di politici e militari, perché anche in Africa si possano svolgere elezioni libere, possano governare rappresentanti voluti dai propri cittadini senza nessuna ingerenza esterna, come dovrebbe essere in ogni democrazia che si rispetti.
Qui gli ultimi aggiornamenti dalla BBC con un'intervista telefonica a Tsvangirai dopo la dichiarazione delle NU.


lunedì 23 giugno 2008

Attimi di serenità

Che bello è svegliarsi al mattino e non dover temere di uscire dal letto per tremare di freddo?
Andare in scooter quando la città è assopita, mentre il sole sta sorgendo e ci sono i primi riflessi sulle finestre dei palazzi. Senti gli uccelli che cantano con il sospetto che ci sia un riproduttore da qualche parte perché in realtà non ne vedi neanche uno.

C'e' qualche edicola aperta e l'odore del pane che arriva da alcuni forni lungo il percorso.

Con quel profumo di estate, che sa di fine scuola, di vacanze, di piedi nudi e di luce, tanta luce.

Stai andando a lavorare, è vero, ma sai anche che alle 14 sei fuori e ti puoi godere tutta la giornata fino all'ultimo minuto. Puoi andare in piscina, al parco sotto un albero a leggere, puoi chiamare gli amici che non senti da un po'. Isolarti con l'ipod o lavorare alle foto del servizio che i tuoi amici del teatro ti hanno commissionato lo scorso weekend.

I quotidiani non sono ancora arrivati, hai ancora un po' di tempo per non intossicarti con il decreto sulla sicurezza, la sospensione dei processi ecc., i commenti di Ghedini & Co.

Il tuo oroscopo di oggi ti dice anche che è un momento di grande soddisfazione emotiva e di stabilità affettiva e tu fai finta di crederci almeno al primo punto.

sabato 21 giugno 2008

Et voilà les Nouvelle Vague

Un invito improvvisato, un'organizzazione dell'ultimo minuto e voilà mi ritrovo con amici/ex-colleghi e amici degli amici, diretta al concerto dei Nouvelle Vague nella splendida (o dovrei dire romantica?) Villa Arconati.

Dopo aver vagato per le vie suburbane della periferia nord occidentale di Milano, siamo riusciti ad arrivare a destinazione giusto in tempo per l'inizio del concerto.
In realtà più che un concerto si è trattato di uno spettacolo musicale: le chanteuses, soprattutto Camille, si sono prodigate in danze simil-tarantate super sexy al punto che nell'aria non si percepivano le classiche fiammelle di accendino o le parole delle canzoni, ma gli ormoni impazziti dei maschietti accaldati. Aldilà del concerto (forse avrei preferito non vederli dal vivo), è stato molto divertente vedere le reazioni del pubblico, in particolare di quello maschile. Applausi chiaramente diretti alle performance danzanti e non alla musica, visi attoniti dello staff in prima linea composto da vigili del fuoco, buttafuori e fotografi che si sistemavano i capelli alla fine di ogni canzone, fidanzatini che cercavano di rimanere indifferenti per non urtare la suscettibilità delle loro compagne (mi auguro che siano riusciti a sfogarsi dopo, poverini). Insomma un vero e proprio tripudio di ormoni impazziti, di commenti e di fantasie pensate e non. Sono sicura che se avessi chiesto all'uscita i titoli del repertorio appena cantato, nessuno sarebbe stato in grado di rispondere correttamente.
Il concerto è durato molto poco, per cui molti hanno cercato di raffreddare le scalmane con una bella birretta ghiacciata nel contesto molto suggestivo della villa illuminata ad arte. Peccato che ci abbiano cacciato dopo poco.